Oratorio S. Giovanni Bosco

La genesi del Villaggio Prealpino come quartiere di edilizia popolare (con una filosofia costruttiva opposta, però a quelle dei palazzi a più piani) porta nei primi anni della sua vita alla presenza di molte giovani coppie. La necessità di un oratorio si avverte quindi da subito, e diventa sempre più pressante con la crescita dei figli di questi giovani genitori. In trav. XIV, dietro alla Chiesa, sorge quindi l’oratorio,per volontà e impegno del parroco, don Nicola Pietragiovanna e desiderio di tutta la comunità. Nasce anche un cinema teatro di grandi dimensioni e la responsabilità della “pastorale giovanile” viene affidata a don Arturo Balduzzi, giovane curato fresco di seminario fortissimamente voluto dal dinamico parroco. Nasce il grest, per l’animazione estiva dei bambini e dei ragazzi, e poi, feste, gite, una brillante attività teatrale portata avanti con entusiasmo dai molti giovani presenti. Talmente tanti che un secondo curato viene affiancato a don Arturo, don Sergio Mariotti, che, con altrettanta energia porterà avanti le mille iniziative. All’inizio degli anni ’90 il fisiologico calo di presenze (dovuto soprattutto a motivi generazionali) porta anche alla revisione delle strutture oratoriane e alla condivisione di un progetto di ristrutturazione fortemente voluto da don Sergio e condiviso dal nuovo parroco, don Luigi Bracchi. L’oratorio “nuovo” vede la luce il 4 ottobre 1997 di fronte ad un nuovo curato, don Sandro Franzoni e all’entusiasmo di tutta la comunità che da tempo attendeva l’opera. Attorno alla struttura (che rimane aperta tutti i pomeriggi e le sere, a parte il lunedì) nascono numerose iniziative in particolare per l’animazione degli adolescenti e soprattutto il Palio di Santa Giulia, che vive nel settembre del 1998 la sua prima edizione e che ogni anno ha visto un successo sempre maggiore di pubblico. Nell’estate 2001 un nuovo sacerdote succede a don Sandro: il giovane don Diego Belussi. Con qualche difficoltà (dovuta anche allo scemare dell’entusiasmo portato dalla nuova struttura) continua un’attività spesso originale ed interessante per adolescenti e giovani, mentre nell’ottobre del 2002 viene conclusa la ristrutturazione del teatro parrocchiale.

Storia della Parrocchia S. Giulia

La Parrocchia di Santa Giulia nasce insieme con il villaggio Prealpino nel 1959 per volontà di quell’autentico ciclone benefico che fu Padre Ottorino Marcolini nel dopoguerra bresciano.
Il villaggio Prealpino fu il terzo dei grandi insediamenti marcoliniani dopo il Violino del 1953 e la Badia del 1955.
L’insediamento iniziò nel 1959 e si concluse con la costruzione del lotto denominato Belvedere nel 1973.
Complessivamente sono 14 anni per completare l’opera di edificazione di quasi 450.000 mq capaci di ospitare 5.000 persone.
La parrocchia, inizialmente come Delegazione Vescovile, esercitò i suoi servizi fin dall’inizio sotto il ministero sacerdotale di Don Nicola Pietragiovanna che lo concluse con la propria collocazione a riposo nel 1994; la chiesa originariamente ospitata nei locali di una casa di Traversa Ottava e, successivamente, nei sotterranei della scuola elementare (ora oratorio), fu edificata nel 1961 e dedicata i Santa Giulia Vergine e Martire i cui resti sono conservati in un urna depositata nell’altare maggiore.
Dal 1994 al 2003, la parrocchia è retta da Don Luigi Bracchi. Don Luciano Bianchi subentra fino al 2015 quando viene nominato don Adriano Verga

Confini

Il quartiere, cui per il 98% si sovrappongono i confini parrocchiali di Santa Giulia, è delimitato a Sud-Est da via Conicchio, a Ovest da via Triumplina, a Nord dal confine dei comuni di Concesio e Bovezzo e, a Est dalla frazione bresciana di Mompiano.
Il restante 2% del territorio del quartiere è assistito dalla parrocchia di S. Giovanni Battista di Stocchetta.

Struttura della chiesa

A chi la osserva dall’esterno la chiesa del Villaggio Prealpino presenta una facciata singolare: non è un complesso piano, ricco di colonne, pilastri, statue, marmi veri o finti come altrove si nota; ma una superficie liscia, a forma concava, che sembra quasi invitare, accogliere, ab­bracciare; e la sua semplicità non è fredda, scostante, ma vibrante di calore nella tinta del mattone; e civettuola con quei sei gioielli che l’adornano in alto, sei finestrelle traforate che incastonano ora zaffiri di cielo sereno, ora ombre perlate di nuvole. In basso tre volte leggere si uni­scono a formare un protiro che sembra librato nell’aria tanto sono esili le colonnette che lo sostengono come steli di un fiore.
Entrando si nota immediatamente l’originalità dell’ar­chitettura che ritma lo spazio in tre grandi masse successi­ve, con un’ampiezza che prorompe più vasta e più luminosa verso l’abside, come un anelito che si fa più intenso avvicinandosi all’altare. Questo s’accampa su un triangolo a liste verticali di legno e sembra privo di sostegni, sospeso fra i gradini e la volta dell’abside,fra la terra e il cielo. Il motivo dello sfondo triangolare ritorna ai due. altari minori, sostenuti da un pilastrino elegantissimo che rastrema verso il basso la sua forma poliedrica.
Guardando l’abside, colpisce una macchia turchina che spicca su uno sfondo a prima vista amorfo, color mattone: è un lembo di cielo, dal quale piove una luce rarefatta, incorporea, che rileva la figura della vergine Giulia: la Santa tiene in una mano la croce (simbolo) del suo martirio, nell’altra, riuniti in mazzo, il giglio della virtù e la palma della vittoria; incede calma nel suo abito bianco, con lo sguardo assorto lontano, oltre le nostre teste, fisso ad un punto che tutto le fa trascurare. In quella luce acquista la sua vita e la sua dimensione il colore circostante che pareva neutro: è rovente come quello di un bracere, raggio d’amore in nuvole rosse di tramonto, visi infiammati di an­geli salmodianti in onore della gloriosa: « Triumphum martyrum hymnis celebrate!». E la pacata melodia e solenne si effonde nell’abside, in tutta la chiesa, al ritmo delle braccia osannanti.
A sinistra dell’abside è dipinta sopra un altare la Ver­gine del rosario, vestita di cielo: regge un bimbo che con gesto festoso ci mostra la corona, a quel viso ridente ap­poggia il suo la madre, e con occhi fissi ci osserva, ci fruga nell’anima, come una madre.
Sull’altro altare spicca il santo d’Assisi, la sua figura non ha più volume e i suoi piedi non toccano più la terra mentre egli dice: «Laudato si’, mi’ Signore». Laudato si’ per frate foco, che qui è rappresentato fonte di calore nella fiamma che brucia e datore di luce sulla candela e sulla lampada accesa; laudato si’ per sora acqua e per gli animali che sostenta, per la terra, per le nuvole e per la pioggia; laudato si’ per tutte le creature, fra le quali timida e candida si aggira la colomba.
Sui fianchi della grande navata la « Via crucis » rap­presenta il dramma della passione. Vedi il Cristo che a fronte alta, ritto davanti a Pilato mollemente seduto, scet­tico e indagatore, sembra dichiarare: « Io sono il re dei Giudei ». Lo vedi accogliere la croce a braccia aperte e valutarne sgomento la mole. Lo vedi cadere. Poi noti vicino a Lui la Madre, il pio Cireneo dalle non ignote fattezze, la Veronica, le donne, quel ceffo che lo spoglia, l’altro che crudelmente intento lo inchioda al legno. Lo vedi infine crocifisso, con la Madre accanto.
Ora, in un canto, sorge un’impalcatura su cui lavora il pittore Vittorio Trainini: segna col carboncino le figure sul muro, ha già tracciato i lineamenti di papa Montini, di un angelo, della folla. E i tratti spiccano netti sulla parete, quasi rilevati. Confrontando questo studio con gli affreschi già finiti, ti pare che qui i colori e le linee siano troppo smorzati e le dimensioni prive di rilievo. Ma osservarle nel­l’insieme queste figure: senza rinunciare alla propria pe­culiare vita espressiva, vivono e respirano con lo stesso ritmo dell’architettura, prive di rilievi e di macchie che ne disturbino il fluire armonioso. Gli unici tratti rilevati e vivi per sé stessi li noti nei visi, in quegli occhi ora assorti ora puntati, ora mansueti, ora truci, sempre eloquentissimi

Tratto da “SANTA GIULIA. INCONTRO CON LA PATRONA NEL PRIMO QUINQUENNIO DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE”, maggio 1964

Il culto di Santa Giulia nella provincia bresciana

Per l’influenza religiosa e culturale del Monastero di S. Salvatore e Santa Giulia, il culto della nostra patrona si è diffuso in tutta la provincia di Brescia.
Diamo di seguito l’elenco delle parrocchie della nostra diocesi dove vi sono chiese a lei dedicate.

Pontagna

(Alta Valle Camonica)

La chiesa dedicata alla Santa sorge in alta montagna, in VaI d’Avio sopra Pontagna di Pontedilegno. Fu probabilmente la sentinella più avanzata delle estesissime proprietà che il Monastero bresciano aveva anche in Valcamonica. Già nel 1573 era dotata di legati e ne aveva il giuspatronato Tommaso Pedrini, detto Cattabriga. Piccola, con tetto a volta imbiancata, con una campana e un solo altare, viene descritta negli atti della visita di Giorgio Celere nel 1578. Nel 1580 per “molte cose compiutevi affatto contrarie al culto divino commesse col pretesto della pietà” andò a rischio di essere distrutta e sostituita con una cappella nella chiesa parrocchiale. Ma la chiesetta sopravvisse, sempre al centro di viva devozione. Re­centemente è stata completamente ricostruita.

Terzano

(Bassa Valle Camonica, vicino a Boario Terme)

A S. Giulia è dedicata la parrocchiale di Terzano, in fondo alla convalle di Angolo. Anch’essa dovette nelle origini essere legata al monastero bresciano. L’attuale edificio sembra essere della fine del sec. XVI o degli inizi del sec. XVII, come dimostra la facciata. Venne poi ria­dattata in alcuni elementi nel 1837.

Pian Camuno

(Bassa Valle Camonica, pochi chilometri a nord dal lago d’Iseo)

Chiesa parrocchiale e poi sussidiaria ma molto antica è S. Giulia di Piancamuno. Appartenne fin dall’840 probabilmente alla “Corte Pradella” nominata più volte nei documenti del Monastero di S. Giulia di Brescia e venne costruita per la cura spirituale della popolazione che poi formò la comunità di Sermida (poi chiamata Piano), la cui costruzione viene fatta risalire al sec. XII-XIII. Il Panazza così la descrive:

“La chiesetta romanica, che era orientata, ebbe la navata di­strutta quando nel sec. XV si ricostruii la chiesa con direzione nord-sud, non conservando dell’antica che l’abside e i muri terminali della navatella. Anche il campanile è del sec. XV”.
Nel 1180 le monache vi nominarono il sacerdote officiante. Fu poi chiesa parrocchiale fino al sec. XVI quando venne sostituita dall’attuale chiesa parrocchiale dedicata a S. Antonio Abate.
Già in “stato di conservazione deplorevole” nel 1912, dopo interventi molto limitati è stata restaurata nel 1976-1977.
Oltre al com­pleto rifacimento del tetto, nell’abside sono state riaperte tre monofore e richiamate in evidenza tracce di affreschi.

Concesio:  S. Giulia a Costorio

(Paese natale di Paolo VI, 3 Km a nord dal Vill. Prealpino)

A Concesio e più particolarmente a Costorio raccolse devozione l’oratorio dedicato a S. Giulia, eretto “ab immemorabili” dal celebre monastero omonimo bre­sciano. La chiesetta com’era nel sec. XVI è descritta negli Atti della visita pastorale del vescovo Dolfin, del 20 giugno 1582: “La chiesa non è consacrata, ha un altare pure non consacrato ed è lunga 15 passi e larga 5 circa, (poco più di m 22X7). Essa è ricoperta di laterizi. Nella parte meridionale c’è una porta, mentre vicino all’altare, rivolta a sud, s’apre una finestra; un’altra più piccola, a forma di croce, è posta ad ovest, sotto il tetto.
E’ dotata d’un piccolo campanile con una campanella. Non ha suppellettile sacra né redditi; vi si celebra talvolta per devozione.
Già il vescovo Bollani nel 1567 ordina: “di imbiancare tutte le pareti, di sistemare il pavimento, di costruire un campanile (in forma di “capitellum”) per collocarvi la campana e di provvedere i battenti per la porta; il prelato raccomanda anche di tenere chiusa la chiesa.
Che la chiesetta sia stata circondata da viva devozione, lo si può arguire da alcuni documenti. La relazione, ad esempio, dell’arciprete Marchesi dell’8 luglio 1705 attesta che vi si celebrano “cento dieci messe in tutte le feste di precetto, di voto, e anche di devozione tanto della Comunità, come della Vicinia”.
La festa di S. Giulia veniva solennemente celebrata con parature, fuochi d’artificio, spari di mortaretto.
Il tempio più volte restaurato venne abbandonato solo nel 1912, sostituito da una nuova chiesa. L’antico edificio è stato ridotto a ritrovo per la gioventù. A coronamento delle notizie non resta che l’augurio espresso da Carlo Sabatti che ebbe a richiamare recentemen­te l’attenzione delle autorità competenti riguardo all’antico tempio di S. Giulia, perché si possa in futuro ricuperare i superstiti brani affrescati, d’indubbio inte­resse storico-artistico.

Di altre chiese dedicate a Santa Giulia rimangano purtroppo solo tracce o memorie nelle parrocchie di Roncadelle (vicino a Brescia), Orzivecchi (nella bassa bresciana), Timoline (a sud del lago d’Iseo, in Franciacorta), dovute all’influenza del Monastero di S. Giulia la presenza del culto della santa anche in diverse località dell’alta Italia.

Santa Giulia vita e culto in terra bresciana

S.Giulia

Secondo la tradizione agiografica, Santa Giulia nacque a Cartagine nel V secolo d.C.
Quando i Vandali di Genserico invasero l’Africa settentrionale, fu fatta schiava e deportata prima in Oriente e poi in Corsica, dove venne acquistata da un nobile romano.
Costui, si racconta, cercò di costringerla a venerare gli idoli pagani, ma Giulia, incrollabile nella sua fede cristiana, rifiutò; fu costretta, per questo suo gesto, a subire un processo e il martirio.
La tradizione vuole che le sue spoglie, sepolte nell’isola di Gorgona, siano state trasferite a Brescia nel 762-763 da Desiderio e dal figlio Adelchi; per accoglierle, il sovrano longobardo avrebbe disposto la costruzione della cripta di San Salvatore.

Il Monastero di S. Giulia

L’area sulla quale sorse, nell’VIII secolo, il monastero di S. Salvatore era già edificata in età romana.
Gli scavi archeologici, condotti a più riprese a partire dal secondo dopoguerra, infatti, hanno portato alla luce i resti di una grandiosa domus.
Nel VI secolo la stessa zona fu occupata da modeste abitazioni; si trattava di capanne in legno di piccole proporzioni realizzate sfruttando le murature superstiti della domus.
Nel 753 vennero fondati, da Desiderio, duca longobardo e dalla moglie Ansa, la chiesa ed il monastero di S. Salvatore. La data di fondazione è riportata in un Rituale scritto nel 1438.
All’interno della basilica di S. Salvatore, nel 762-763, venne realizzata la cripta che doveva ospitare le reliquie di S. Giulia. Per questo motivo, il monastero avrà nei secoli la duplice denominazione.
Il monastero, edificato su un’area appartenente al fisco longobardo, venne dotato di un ricchissimo patrimonio fondiario, esteso non solo nel bresciano ma anche in diverse zone dell’Italia, in Emilia, in Toscana e nei ducati di Spoleto e di Benevento.
Dopo la sconfitta dei Longobardi ad opera di Carlo Magno, il monastero di S. Salvatore – S. Giulia non solo continuò le sue attività, ma addirittura numerose donazioni incrementarono il suo patrimonio.
All’inizio del IX secolo risale la fondazione dello Xenodochio, che forniva assistenza ed ospitalità ai pellegrini.
Secondo le ipotesi più recenti, la basilica di S. Salvatore, in gran parte conservata fino ai nostri giorni, apparterrebbe al nucleo originario del monastero omonimo.
Venne costruita sui resti di una chiesa più antica, probabilmente del VII secolo. Lo spazio interno è diviso in tre navate da due file di colonne. Diverse tra loro per lavorazione, così come i capitelli, esse testimoniano la prassi, diffusa in età medievale, del recupero di materiali antichi.

S. Giulia al Villaggio Prealpino

Il quartiere del Vill. Prealpino nasce alla fine degli anni ‘50, grazie all’opera instancabile di p. Ottorino Marcolini, ingegnere e padre filippino. La chiesa viene costruita alcuni anni dopo e viene dedicata a S. Giulia in onore della vecchia madre di p. Marcolini.
Presso il seminario vescovile «Maria Immacolata», e prima ancora presso il vecchio seminario di «San Cristo», si trovavano le spoglie di S. Giulia. Abituata a trasmigrare, “da Cartagine a Nonza, da Nonza a Gorgona, dalla Gorgona a Livorno, da Livorno a Brescia, dal 1969 S. Giulia ha trovato una stabile collocazione nel sarcofago dell’altare maggiore della chiesa del Villaggio Prealpino.